16/10/2007 - Nanotecnologie a misura di impresa

Il professor Leonardo Marchese, Coordinatore del Centro Interdisciplinare NanoSiSteMI dell'Universita' del Piemonte Orientale, ci illustra i materiali innovativi sviluppati per i piu' diversi settori industriali, dall'automotive all'edilizia.

Per lavorare con le nanotecnologie c’è bisogno di multidisciplinarietà?

Fino a oggi si è lavorato in maniera molto settoriale sviluppando specializzazioni molto elevate. Serve l’interdisciplinarietà, dalla chimica, alla fisica, alla matematica per condividere le diverse competenze e per poter avere successo nello studio e nello sviluppo dei materiali di nuova generazione, molto complessi sia dal punto di vista delle proprietà sia per quanto riguarda la loro caratterizzazione. Lavorare in modo interdisciplinare non è facile, il linguaggio non è lo stesso, si proviene da paesi e da culture diverse e già soltanto mettere a punto un certo tipo di linguaggio non è cosa facile. Senza dubbio, però, è anche un’opportunità di crescita, per confrontarsi con chi può arricchire il nostro modo di lavorare e di fare ricerca.

Al Nanoforum di Milano si è parlato anche di automotive e il progetto Nanomat ha promosso una sessione apposita. Voi ve ne occupate?

Io coordino in particolare un progetto europeo che si chiama “Stabilight” (del VI PQ) dal titolo “New Inorganic Nanostructured Materials and Devices with Enhanced Photoemission Activity and Thermal Stability”, ovvero stabilizzazione di sistemi emettitori di luce, che coinvolge un certo numero di partner europei tra cui il Centro Ricerche Fiat (CRF). Stiamo sviluppando dei led per pannelli – display luminosi, in particolare per i cruscotti delle automobili. I nuovi materiali che costituiscono i led devono avere delle specifiche piuttosto stringenti, devono garantire stabilità a una certa temperatura (fino a 80°) e in condizioni di umidità, solo per fare alcuni esempi. Sono pochi, però, i materiali elettroluminescenti ad avere queste capacità e noi li stabilizziamo attraverso procedure di sintesi di vario tipo. Il CRF, in un secondo tempo, realizza dei film elettroluminescenti che poi andranno a far parte del vero e proprio led prototipo.

State sviluppando anche nuovi materiali con proprietà di assorbimento della luce solare e con capacità di trasformazione in energia elettrica. A che punto siete?

Stiamo presentando, con il CRF e con altri partner europei, un progetto europeo, che ha passato la prima fase di valutazione, sulle celle solari di nuova generazione. Le celle sono di tipo Grätzel (il nome deriva da Michael Grätzel che con Brian O'Regan le ha inventate nel 1991 presso l’École Polytechnique Fédérale di Losanna e che è anche partner del progetto). Modificheremo le celle solari di Grätzel per cercare di migliorarne le performance. Sono celle per la conversione dell’energia solare in energia elettrica. È un progetto su cui puntiamo molto e su cui anche la città di Alessandria si è rivelata molto sensibile. Ci sono, ad esempio, molte associazioni di costruttori edili che si sono dimostrati molto interessati allo sviluppo di questo tipo di celle solari.