
Quali sono gli ambiti di ricerca coinvolti nel progetto Nanomat?
M. Pasquale: Le nanoparticelle magnetiche sono indirizzate alle ricerche biomediche, soprattutto nell'ambito della diagnostica e dei trattamenti dei tumori ed alle tecnologie dell'informazione, in particolare per memorie permanenti ad alta densità. Nel caso della diagnostica le nanoparticelle magnetiche, grazie alle loro piccole dimensioni, si possono facilmente legare a specifiche proteine o a tratti di DNA ben definiti. Una volta legate, le nanoparticelle consento una più facile ricerca tramite tecniche a radiofrequenza o addirittura l'estrazione con una semplice calamita. Una semplice calamita può anche aiutare l'indirizzamento di farmaci iniettati in specifiche zone del corpo. Nel campo delle memorie per computer, sono state recentemente sviluppate nanostrutture che possono essere utilizzati per realizzare delle memorie permanenti. Queste non necessitano di continuo refresh come le RAM tradizionali e presentano una velocità di lettura e scrittura molto più alta di quanto disponibile oggi. Sono chiamate M-RAM, sono già in produzione sperimentale e si attende che nei prossimi anni diventino un nuovo standard.
L. Boarino: Il nostro gruppo nell'ambito di Nanomat si occupa principalmente di produzione e studio di nanostrutture e nanodispositivi basati sul silicio per le nano-biotecnologie delle scienze della vita.
I progetti che state sviluppando? Ci sono già dei risultati?
M. Pasquale: I risultati sono stati presentati a novembre ad una conferenza negli USA e sono in via di pubblicazione sul Journal of Applied Physics. Dato che queste particelle sono molto piccole e sia nel flusso sanguino che in altre applicazioni tendono ad aggregarsi o impilrsi stiamo studiando l'effetto della geometria sulle loro proprietà. Si generano delle catene o dei tubi contenenti nanoparticolati e noi controlliamo sia le proprietà magnetiche generiche sia quelle di radiofrequenza e come si modificano al variare delle dimensioni e della struttura. I nanoparticolati che entrano in un capillare non si comportano più come le particelle libere. Questo caratteristica è molto importante da un punto di vista biomedico ed applicativo.
L. Boarino: Tra i progetti che stiamo portando avanti vi sono lo studio e la realizzazione di nanoparticelle di silicio luminescenti a temperatura ambiente (quantum dots) che vengono utilizzate come marcatori nell'imaging biomedico in vivo, la funzionalizzazione di nanostrutture di silicio e l'immobilizzazione di proteine e biomolecole per la fabbricazione di sensori e biosensori.
Possiamo fare degli esempi?
M. Pasquale: Stiamo conducendo degli studi a un livello di presviluppo. Si fa uno studio un po' più generico su come cambiano le proprietà elettromagnetiche, ad esempio quali microonde vengono assorbite dal nanoparticolato da solo e dal nanoparticolato quando invece è contenuto in una geometria. Questo è molto importante per la diagnostica delle particelle o per gli effetti di riscaldamento localizzato a microonde che si possono indurre. Stiamo conducendo delle altre prove per utilizzare questi nanoparticolati nella diagnostica di patogeni vegetali. Abbiamo anche attivato collaborazioni con Istituti che si occupano di biologia molecolare a Torino.
L. Boarino: La ricerca nel campo della biosensoristica ha purtroppo subito fortissime richieste e finanziamenti all'indomani dell'11/09/2001, ad esempio nella detezione di antrace e vari batteri e virus che potrebbero venire utilizzati per atti bioterroristici. Fortunatamente la ricerca in tali settori ha notevolissime applicazioni più immediate nell'analisi della qualità dei cibi e dei processi alimentari, ma siamo appena agli inizi e il lavoro da svolgere è enorme. Poter utilizzare dei microsensori come ad esempio dei nasi elettronici o degli spettrometri portatili per l'analisi dei prodotti alimentari è un argomento di vastissimo interesse, in tutto il mondo ma soprattutto nel nostro paese
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